( a cura di Solidarius Italia)
Le mappe come le conosciamo fanno parte della nostra vita di ogni giorno. Ci hanno insegnato da piccoli a leggere le carte geografiche (quando ancora a scuola si studiava geografia) ma prima che nascessero i navigatori, si percorrevano le strade con una mappa in mano o si chiedevano indicazioni a qualcuno sulla strada da percorrere. Insomma la mappa serve per orientarci, capire dove siamo e cosa c’è nel luogo in cui siamo.
Le mappe sembrano oggettive e veritiere ma abbiamo scoperto che una carta di Mercatore (quella che solitamente veniva appesa nelle aule scolastiche) è diversa e mano a mano sostituita da quella di Peters che dà un’ immagine e una dimensione di paesi e continenti che appare più verosimile.
Più sono chiare e pulite più nascondono tesori e risorse, particolarità dei differenti luoghi e certo,
servono ad orientarsi ma sempre in percorsi decisi e tracciati da altri: sono fatte da chi è un “esperto geografo” che però spesso non è esperto di come si vive in quei luoghi.
Le mappe possono essere altro? Certo. Possono essere costruite partendo da altri punti di vista. Possono includere le persone, i corpi, i desideri e le relazioni tra questi e i luoghi. Possono permettere di conoscere e trasformare il territorio. Possono essere costruite con altri materiali, su altri piani, con altri segni. Possono allenare la nostra immaginazione
Il riferimento che ci ispira ad utilizzare questo strumento nei processi partecipativi che promuoviamo sono le mappe di comunità nate negli anni ’80 dell”800 come parish map, mappe di territori che hanno visto al centro la parrocchia ecclesiastica che storicamente storicamente è stata il riferimento della vita locale inglese e nei cui confini si sono sviluppate la vita della comunità e le trasformazioni del territorio circostante
Le mappe di comunità intendono rappresentare:
- Una dimensione locale
- una dimensione collettiva
- una rappresentazione personalizzata del territorio
e intendono:
- Valorizzare il passato e il presente
- Progettare il futuro
- esser realizzate con le voci di chi vive il territorio
Per realizzare una mappa di comunità non serve essere esperti in: cartografia, grafica, ricerca. Serve saper osservare e sopratutto saper ascoltare, entrando in empatia con le persone di un territorio e di una comunità e imparare a trascrivere, anche su una mappa che diventa il luogo immaginario che si vorrebbe, ciò che noi vorremmo che ci fosse: ciò che sicuramente è necessario alla vita nostra e degli altri ma anche ciò che ci piacerebbe che ci fosse per migliorare la qualità della vita stessa.
E’ con questo spirito e con questa intenzione che, coinvolgendo in prima persona gli abitanti di Lama di Reno, è stata abbozzata una mappa di comunità che divenisse la rappresentazione dei “loro” luoghi e delle relazioni che vi si possono sviluppare.
E’ stata costruita in modo collaborativo su una mappa cartacea,(foto) quella che in gergo geografico si definisce una carta “fisica” senza riferimenti di alcun tipo se non gli elementi naturali: gli agglomerati urbani, i fiumi, le montagne… Il resto lo abbiamo aggiunto via via, O meglio, lo hanno aggiunto via via i cittadini che il progetto ha coinvolto nel suo percorso di formazione-azione o lo ha indicato chi, tra gli attori del territorio (servizi, esercizi commerciali di pubblica utilità, istituzioni,…) sceglieva di esserci, come segno di volontà di partecipazione e di collaborazione attiva.
Poi il passaggio ulteriore: alla rappresentazione digitale della mappa – a cura del partner Sargo – e il suo inserimento nella piattaforma digitale. Questo ha consentito un accesso libero così come libera è la segnalazione di altri luoghi e di eventi di comunità da parte di chiunque abbia acceda alla piattaforma stessa. Ciò consentirà di aggiornare permanentemente la mappa, di renderla così sempre più dinamica e aperta a comunità vicine, allargando legami e collaborazioni.