Il progetto Proxima ha voluto disegnare il profilo di una figura professionale innovativa, offrendo intanto opportunità di occupazione ad una persone ma – attraverso il percorso formativo proposto – offrendo, tale opportunità a soggetti di altri comuni, sopratutto piccoli che intendessero rafforzare i legami di prossimità per rispondere ai bisogni dei cittadini e migliorare la qualità della vira sopratutto dei soggetti più fragili.

Non è un… superman ma un’antenna sul territorio, capace di leggerne necessità e risorse e, insieme, un punto di riferimento chiaro e facilmente raggiungibile per chi è in difficoltà o semplicemente ha un bisogno che non riesce a risolvere.
Il profilo disegna dunque la figura di un soggetto proattivo, il cui fine è il miglioramento della sostenibilità e della qualità di vita del territorio in cui opera, attraverso la facilitazione e promozione di percorsi sociali che ne mettano in connessione le reti familiari, di scopo o elettive.

Deve saper intercettare le forme emergenti di disagio e, contribuendo al coinvolgimento delle persone a rischio di fragilità in relazioni sociali gratificanti, contribuisce alla creazione di percorsi di aiuto collettivo che vanno consolidate e valorizzate nel tempo.
Questo ruolo è svolto da persone che – oltre al desiderio di un lavoro dalle forti connotazioni relazionali, sociali e creative – avranno anche una specifica formazione come potenziali “animatori di prossimità”, di cui diamo qui sotto indicazioni sulle competenze e i compiti che ci paiono essenziali.

Cosa deve sapere:

  • leggere le necessità e le capacità delle persone, in particolare delle più fragili (disabili, anziani, individui e famiglie a rischio di povertà ed esclusione) attraverso colloqui mirati, questionari, spazi di confronto ed espressione collettivi
  • identificare le risorse presenti sul territorio (nuclei familiari, gruppi informali, realtà associative) attraverso tecniche di mappatura dinamica
  • svolgere attività e di ascolto dei soggetti più fragili e sapersi rapportare con i servizi sociali collaborando alla ricerca di una risposta
  • leggere il contesto in cui opera nei suoi vari aspetti, la sua storia e le sue trasformazioni, l’architettura istituzionale da cui dipende
  • ipotizzare attività e collaborazioni che possano (appoggiate e sostenute in uno “spazio di animazione sociale”) migliorare la qualità sociale ed economica del territorio, utilizzando competenze “pragmatiche”.

Cosa deve fare:

  • individuare le possibili risorse – anche inespresse – del territorio (singoli e/o gruppi, formali e non), verificandone la disponibilità a collaborazioni che portino alla nascita di servizi, prodotti e attività utili alla comunità nel suo complesso
  • curare la relazione con i cittadini per capirne necessità e, mettendole in connessione con le risorse (formali e informali) disponibili, contribuire a soddisfarle
  • essere un punto di riferimento per gli abitanti, in particolare per i soggetti più deboli/esclusi, cui dà direttamente risposta o rinvia a altri soggetti/enti (inclusi i servizi sociali nel caso in cui il problema non sia ancora stato preso in carico)
  • organizzare e facilitare momenti di espressione, dialogo e socializzazione
  • accompagnare attività culturali e ricreative
  • contribuire a far conoscere ai cittadini le interessanti attività del territorio, stimolando e favorendo anche la loro partecipazione
  • avere compiti di informazione e supporto al disbrigo delle pratiche e delle commissioni, facilitando l’accesso di chi non sa utilizzare le piattaforme e i servizi digitali.
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